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	<title>Di Luzio, Giulio Archivi - BESA MUCI Editore</title>
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	<description>Scritture dal mondo</description>
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		<title>Fimmene. Storie di donne e caporali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annalisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2020 18:25:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante gli anni Sessanta, nel periodo delle grandi migrazioni verso le fabbriche del Nord, alcuni meridionali decidono di abbandonare le tute blu per tornare a casa. Nelle campagne pugliesi, infatti, si va estendendo un’inedita possibilità di lavoro: l’alternativa alle fabbriche si chiama caporalato, un sistema che gestisce schiere di braccianti uomini e donne costretti dalla miseria a spaccarsi la schiena sui campi, dopo viaggi infernali a bordo di furgoni scassati.<br />
Proprio quei furgoni della morte diventeranno l’emblema di una stagione terribile del mondo del lavoro, in particolare del bracciantato femminile: un tragico e quotidiano copione di lutti, fra chi in un incidente perde la vita e chi – come Titti, una delle protagoniste di questo romanzo– resta invalida.<br />
Un giorno, però, le <i>fimmene</i> decidono di ribellarsi al caporalato e all’ipoteca che questo sistema minaccia di gettare sul loro futuro, dopo aver già segnato il destino delle loro madri e delle loro nonne. La sede della Camera del Lavoro, che per lungo tempo aveva ospitato solo partite di briscola fra anziani, torna così a essere il luogo in cui progettare il sogno della libertà. Un sogno che vedrà combattere al fianco di Titti e delle altre <i>fimmene</i> anche l’ex caporale Vincenzino e il giovane sindacalista Michele. Un sogno acerbo e denso di coraggio, che dovrà però fare i conti con la durezza di una realtà che pare immutabile.</p>
<p>Ad arricchire il romanzo, un’appendice con note storiche sul fenomeno del caporalato.</p>
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		<title>Tuccata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annalisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2020 17:42:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul finire degli anni Cinquanta, in uno spicchio di Salento dove <i>li carusi</i> portano i pantaloni corti anche d’inverno e le gonne delle <i>caruse</i> arrivano rigorosamente sotto il ginocchio, il mese di giugno ha in sé qualcosa d’imprevedibile e di rituale al tempo stesso: è in quel periodo che la gente si rintana in casa aspettando l’arrivo dei suonatori, chiamati a officiare l’esorcismo della danza, unico mezzo per liberare le tarantate, le braccianti pizzicate dal ragno durante il lavoro nei campi.<br />
Una di quelle tarantate è la madre della Felicia, e tarantata diventerà la Felicia stessa quando il primo amore per un giovane bellissimo e irraggiungibile (<i>lu principe</i>) la getterà in quello stato di prostrazione che solo San Paolo e l’acqua miracolosa del suo pozzo a Galatina possono guarire. I tempi però stanno cambiando: la Chiesa non tollera più l&#8217;esorcismo coreutico, cromatico e melodico, e cerca di sradicare l’universo simbolico del tarantismo. Sola con il suo amore negato, pazza, scandalosa, troppo innamorata di una libertà proibita, la Felicia diventerà una di quelle donne che la scienza comincia a guardare solo come oggetto di interesse psichiatrico, senza capire né poter trovare un antidoto al veleno che scorre nelle loro vite.</p>
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		<title>A un passo dal sogno</title>
		<link>https://www.besamucieditore.it/libro/a-un-passo-dal-sogno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[besamanager]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2016 20:40:14 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se dalla metà degli anni Ottanta l’Italia registra un’impennata di presenze di immigrati, l’anno di svolta è certamente il 1989. Scenario ed epicentro degli avvenimenti destinati a mutare il corso della vicenda immigratoria italiana è un paesino del casertano, Villa Literno, dove in estate si radunano migliaia di immigrati africani per la raccolta dei pomodori. In questo spicchio di Sud arretrato e colonizzato dalla camorra, la piccola comunità vive con disagio i nuovi arrivi, in un territorio dove i servizi essenziali – dall’acqua alla viabilità – sono carenti. È in questo contesto che matura l’uccisione del giovane sudafricano Jerry Masslo, trucidato da alcuni balordi in una baracca fatiscente. Ma Masslo non è un immigrato qualunque, bensì un rifugiato politico riconosciuto dall’Alto Commissariato dell’Onu e riparato in Italia grazie all’intervento di Amnesty International. La sua morte segnerà il punto di non ritorno nella storia dell’immigrazione italiana.</p>
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