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	<title>Toris, Francesco Archivi - BESA MUCI Editore</title>
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	<description>Scritture dal mondo</description>
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		<title>Ossessioni Un antropologo e un artista nel manicomio di Collegno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annalisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 14:28:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da un lato Giovanni Marro, psichiatra e antropologo, impiegato nei primi del ’900 nel Regio Manicomio di Collegno (Torino); dall’altro Francesco Toris, brigadiere dei carabinieri, internato a Collegno con la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">Da un lato Giovanni Marro, psichiatra e antropologo, impiegato nei primi del ’900 nel Regio Manicomio di Collegno (Torino); dall’altro Francesco Toris, brigadiere dei carabinieri, internato a Collegno con la diagnosi di paranoia. Fra di loro un impressionante manufatto: una scultura di ossa bovine provenienti dalla cucina del manicomio, denominata </span><i><span style="font-weight: 400">Nuovo Mondo</span></i><span style="font-weight: 400">. Nell’arco di cinque anni Toris cesellò finemente centinaia di ossa, trasformandole in figure fantastiche e assemblandole insieme, senza l’aiuto di chiodi o colla. Il </span><i><span style="font-weight: 400">Nuovo Mondo </span></i><span style="font-weight: 400">si è salvato entrando in una collezione del Museo di Antropologia ed Etnografia, fondato a Torino da Marro: è oggi considerato un capolavoro dell’arte irregolare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">In questo volume a cura di Gabriele Mina pubblichiamo </span><i><span style="font-weight: 400">Arte Primitiva e Arte Paranoica</span></i><span style="font-weight: 400">, il singolare articolo del 1913 in cui Marro si confronta/scontra con l’universo di Toris. A corredo una serie di fotografie, contributi e interviste sul </span><i><span style="font-weight: 400">Nuovo Mondo</span></i><span style="font-weight: 400"> e sui temi, sempre più dibattuti, che intercorrono fra antropologia, arte e psichiatria.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ossessioni. Un antropologo e un artista nel manicomio di Collegno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[besamanager]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2020 16:12:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Trascorsi due anni dal suo ricovero, il T. cominciò ad applicarsi a lavori d’intaglio sull’osso foggiando oggetti strani e specialmente facce umane, che volentieri, e anche spontaneamente, regalava. In questa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Trascorsi due anni dal suo ricovero, il T. cominciò ad applicarsi a lavori d’intaglio sull’osso foggiando oggetti strani e specialmente facce umane, che volentieri, e anche spontaneamente, regalava. In questa lavorazione egli non tardò ad acquistare una perizia tutta speciale, nonostante la limitazione dei mezzi di cui disponeva. Gli utensili impiegati furono sempre da lui stesso foggiati, e risultano essenzialmente costituiti da frammenti di vetro, fili di ferro, chiodi, pezzi di latta, schegge di pietra; per lo più saldamente montati su rozzi manichi di legno o di osso. Tali strumenti egli s’ingegnava di aguzzare o di affilare, con paziente strofinio, su mattone o su pietra; per appiattire chiodi o scheggiare pietre si valeva anche, come percussore, di qualche nocciolo di pietra dura.</p>
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