Descrizione
I mercati dell’usato sono frequentati soprattutto da donne che rovistano nei mucchi
di abiti alla ricerca dell’affare ma, soprattutto, per impiegare piacevolmente il tempo
e stabilire relazioni. Queste donne (e i pochi uomini) hanno, rispetto al mondo degli
oggetti, un approccio olistico al quale concorrono, oltre alle dimensioni cognitive e
culturali, anche quelle sensoriali. Le donne “rovistatrici” sono spesso dotate di solide
competenze che non solo favoriscono gli affari, ma permettono loro di manipolare i
significati simbolici attribuiti ai prodotti e di personalizzare i capi acquistati con una
maestria che è espressione di creatività; delle vere “consumatrici artigianali” che –
con lentezza – ricercano emozioni e relazioni.
Partendo dalla premessa che i consumi – e il potere che essi hanno di influire
sull’immaginario collettivo – costituiscono l’area esperenziale per eccellenza e il luogo
dove si creano i significati e in cui nascono nuove narrazioni, l’indagine si concentra
sulle pratiche di riuso e riutilizzo degli abiti usati. Le “rovistatrici”, con le loro calde
interazioni e le loro pratiche dai ritmi lenti, segnalano un fronte di resistenza al “potere
del consumo”: esse costituiscono un incoraggiante esempio di estensione delle capacità
produttive dei consumatori e delle qualità strategiche nelle tattiche del quotidiano.
E i luoghi nei quali si muovono sono spazi di negoziazione di nuove forme di socialità,
centri di attrazione aperti a tutti e senza barriere.
Gabriele Arnesano, sociologo, si occupa di responsabilità sociale in economia e di consumi critici con un approccio metodologico che combina la sociologia qualitativa all’antropologia culturale. Ha pubblicato diversi saggi.

