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	<title>Entropie Archivi - BESA MUCI Editore</title>
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	<description>Scritture dal mondo</description>
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	<title>Entropie Archivi - BESA MUCI Editore</title>
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		<title>L&#8217;enigma Arabia Saudita</title>
		<link>https://www.besamucieditore.it/libro/lenigma-arabia-saudita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 14:27:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’enigma Arabia Saudita di Alessandro Pellegatta offre un’esplorazione articolata e profonda di un territorio complesso, sospeso tra tradizione e modernità. L’opera attraversa la geografia, la storia e la cultura della Penisola [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="m-b-20">
<p><em>L’enigma Arabia Saudita</em> di Alessandro Pellegatta offre un’esplorazione articolata e profonda di un territorio complesso, sospeso tra tradizione e modernità. L’opera attraversa la geografia, la storia e la cultura della Penisola Arabica, svelando i molteplici volti di un regno che sta vivendo una trasformazione epocale. L’autore costruisce un racconto che intreccia ricerca storica, reportage di viaggio e riflessione sociologica, restituendo il ritratto complesso di una regione che si muove tra conservatorismo e apertura, tra ambizioni futuristiche e radici millenarie, invitando a una considerazione critica e articolata sul ruolo dell’Arabia Saudita nel mondo contemporaneo.</p>
</div>
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		<title>Né eroe né guerriero. Ricordi e sfide di un magistrato</title>
		<link>https://www.besamucieditore.it/libro/ne-eroe-ne-guerriero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 14:25:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I ricordi di un magistrato salentino, che ha vissuto la sua storia personale e professionale nel contrasto alle criminalità nazionali e internazionali, ci guidano a capire come questa sia una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I ricordi di un magistrato salentino, che ha vissuto la sua storia personale e professionale nel contrasto alle criminalità nazionali e internazionali, ci guidano a capire come questa sia una battaglia che non può essere solo giudiziaria, ma deve essere frutto di una profonda convinzione interiore.<br />
L’autore racconta gli aspetti più intimi e insoliti del suo impegno: le paure determinate dalla sfida a un potere oscuro, la sensazione di solitudine e di inadeguatezza, le emozioni che sempre si sono alternate nel suo lavoro, dall’ingresso in magistratura alla piena consapevolezza della necessità di una lotta coraggiosa alle mafie.<br />
Questo è anche il racconto di un coraggio che non è assenza di timore, ma volontà di resistere sapendo di essere sempre dalla parte della giustizia, nonostante rischi e difficoltà.<br />
Con una scrittura vibrante e lucida, l’autore ci invita a riflettere su quanto queste emozioni siano universali e capaci di svelare la fragilità e la forza che sono in ciascuno di noi. Un libro che non è solo una testimonianza, ma un invito a non voltarsi mai dall’altra parte e a credere sempre nella possibilità di un mondo migliore in cui ognuno può e deve fare la propria parte.</p>
<p><strong>Francesco Mandoi</strong> è nato e vive a Galatone (Lecce). È  stato Sostituto Procuratore a Brindisi e poi a Lecce, dove si è distinto per il suo impegno contro la criminalità organizzata. Dal 1994 ha operato a livello nazionale e internazionale, dapprima alla DDA di Potenza e poi come capo della Segreteria del Sen. Giuseppe Ayala al Ministero della Giustizia. Dal 1999 al 2018 è stato Sostituto Procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia, dove ha lavorato su progetti internazionali per il contrasto alla criminalità organizzata in Albania, Nigeria, Colombia e Macedonia. Tra il 2010 e il 2018 ha ampliato la sua esperienza internazionale come Procuratore Eulex a Pristina, in Kosovo, e come magistrato di collegamento presso il Ministero della Giustizia della Repubblica d’Albania. Nel 2020 ha ricevuto le chiavi della città di Tirana per il suo contributo alla lotta alla criminalità organizzata albanese. Attualmente è accademico presso la Pontificia Accademia Mariana Internazionale ed è stato docente presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università del Salento.<br />
Il suo impegno nella diffusione delle migliori prassi per il contrasto alla criminalità transnazionale e la difesa della legalità continua a essere il fulcro delle sue attività accademiche e divulgative.</p>
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		<title>Una lotta contro la solitudine</title>
		<link>https://www.besamucieditore.it/libro/una-lotta-contro-la-solitudine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 13:58:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tra il 1952 e il 1953, con un ristretto numero di giovani meridionalisti, Leonardo Sacco avvia con Marcello Fabbri un periodico (“La Città”) che si guadagna, fra gli altri, la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra il 1952 e il 1953, con un ristretto numero di giovani meridionalisti, Leonardo Sacco avvia con Marcello Fabbri un periodico (“La Città”) che si guadagna, fra gli altri, la considerazione di Gaetano Salvemini: “Finalmente un giornale meridionale senza fronzoli, senza filosofemi e senza retorica; continuate e non fatevi dissuadere a cambiare”.</p>
<p>Poi, nel 1954, nasce “Basilicata” mentre la vicenda materana si ricollega alle tipiche esperienze del meridionalismo, quando cioè appare chiaro che le forze che occupano la macchina statale non tollerano più presenze autonome, e con qualche leggina speciale estromettono studiosi e tecnici non allineati con il governo. Ogni progetto innovativo viene depotenziato dall’invadente potere governativo e poi ridimensionato e dimenticato dalle mediocri ma interessate gestioni locali. Consapevole della crisi del centrismo e dell’insufficienza della sinistra tradizionale, il settimanale punta verso “una elaborazione dal basso di una nuova politica”. Su ciò insiste l’articolo di fondo del primo numero sperimentale del giornale, “una nuova classe dirigente, che sostiene “di preparare seriamente, modestamente, attentamente, una nuova classe politica e una nuova classe dirigente in Basilicata”, perché solo una forza politica autonoma avrebbe potuto dare solide basi alla nascente democrazia e impostare una lotta politica moderna e autenticamente popolare. Una simile operazione esigeva anzitutto una solida preparazione politica, economica, tecnica, che permettesse una conoscenza approfondita dei problemi e delle possibilità. La salvezza non poteva venire che dal di dentro: la democrazia non sarebbe sorta per gratuita concessione, e i rapporti tradizionali dell’arcaica società regionale non sarebbero mutati se i lucani non fossero mutati e non si fossero trasformati.</p>
<p>Quello del gruppo di “Basilicata” insomma è un tentativo di affinare meglio una tradizione di gestione autonoma di organismi economici, di amministrazioni locali, di autogoverno in un contesto particolare e in un ambiente non leggibile o comprensibile nei termini schematici della lotta di classe.</p>
<p><strong>Mimmo Calbi</strong> vive e lavora a Matera. Già redattore di “Basilicata”, collaboratore della cattedra di sociologia dell’Università del Salento e membro della Société Europénne d’Ethnographie de l’Èducation, attualmente presiede l’associazione culturale A. Olivetti di Matera. Tra gli altri ha pubblicato: <em>Un violento companatico</em> (1992); <em>Resoconti. Schegge di un disordine didattico</em> (1994); <em>Cronache dall’Osso. Reportage dalle aree interne della Basilicata </em>(1995); <em>Il pudore pedagogico di J. Ortega y Gasset</em> (con Vito D’Armento, 2002); <em>Il compromesso della penombra </em>(2008); <em>Il pathos della lucanità</em> (2012).</p>
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		<item>
		<title>Italiani prigionieri in Albania</title>
		<link>https://www.besamucieditore.it/libro/italiani-prigionieri-in-albania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 11:08:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immediatamente dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, gli italiani civili e militari si trovarono intrappolati sul territorio albanese senza poter disporre della propria libertà, di potersi muovere, tanto meno di poter [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Immediatamente dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, gli italiani civili e militari si trovarono intrappolati sul territorio albanese senza poter disporre della propria libertà, di potersi muovere, tanto meno di poter tornare in Patria. Le potenze interessate alla risoluzione della causa albanese (Unione Sovietica, Stati Uniti, Inghilterra, Francia) sembrava che non avessero alcun interesse né possibilità verso il nuovo governo di Enver Hoxha le cui pretese, a causa dell’occupazione Italiana, che comunque aveva portato un certo benessere in tutto il paese, esigevano pesanti risarcimenti. Il dissestato governo italiano, in estrema difficoltà, riuscì ad arrivare a un accordo umiliante col dittatore albanese, per cui migliaia di militari e moltissimi civili dovettero lavorare in Albania come ostaggi per risarcire i danni di guerra, spesso in condizioni pietose e degradanti per oltre dieci anni dopo la fine delle ostilità.</p>
<p>Attraverso i ricordi, le testimonianze, le fotografie dell’epoca e i documenti originali del processo di Valona nel 1945, ritrovati presso l’Archivio di Stato di Tirana e l’Archivio di Stato di Roma, riviviamo alcune delle pagine più cupe della storia del Paese delle Aquile.</p>
<p><strong>ALDO RENATO TERRUSI</strong> è nato a Valona, in Albania, nel 1945 da genitori italiani. Dopo gli studi di fisica ha collaborato con i maggiori enti di ricerca italiani, dando il suo contributo a progetti di rilievo internazionale. È consulente di alcune società e scrive su riviste specializzate. Appassionato di archeologia, astronomia e fotografia, si diletta anche con la poesia e la pittura.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tra l’alba che non arriva e l’erba che più non trema</title>
		<link>https://www.besamucieditore.it/libro/tra-alba-che-non-arriva-e-erba-che-piu-non-trema-rocco-scotellaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosarianna Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2023 14:40:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È possibile rendere il pensiero e l’opera di Scotellaro un formidabile sentiero di riscatto?  Oggi questa domanda ad alcuni appare fuori luogo, destinata a nessuna risposta. Tuttavia, uno spiraglio resta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">È</span><span style="font-weight: 400;"> possibile rendere il pensiero e l’opera di Scotellaro un formidabile sentiero di riscatto? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi questa domanda ad alcuni appare fuori luogo, destinata a nessuna risposta. Tuttavia, uno spiraglio resta aperto nel tentativo di analizzare il lavoro di Scotellaro con gli occhiali del presente, uscendo dagli schemi e dalle categorie della critica poetica e letteraria che ancora, e naturalmente, caratterizzano molto il dibattito sull’intellettuale di Tricarico. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dalla morte di Scotellaro, molte cose sono cambiate in Italia e nel mondo. Ed è da questi mutamenti che possiamo trarre una qualche attualità dell’opera e del pensiero dell’intellettuale lucano. </span><span style="font-weight: 400;">È</span><span style="font-weight: 400;"> nelle viscere delle profonde trasformazioni dell’ultimo secolo che scopriremo, in qualche modo, la “reincarnazione” storica del pensatore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diciamolo subito, questa riflessione è fondata sull’azzardo e sulla provocazione. </span><span style="font-weight: 400;">È</span><span style="font-weight: 400;"> il tentativo di trattare Scotellaro in contesti estremi e inusuali. Servirci del suo pensiero e della sua opera per una critica radicale al mondo di oggi. Più che un breve saggio forse è una conversazione con Scotellaro. Certo non è un libro “su Scotellaro”, ma con Scotellaro.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Li poveri nobili Coronei</title>
		<link>https://www.besamucieditore.it/libro/li-poveri-nobili-coronei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 11:41:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’autore fa il punto sulla ben nota “migrazione” dei coronei, avvenuta nel 1534, riportandola alla «verità effettuale e non all’immaginazione di essa». Alla luce di numerosi documenti inediti, egli ricostruisce [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’autore fa il punto sulla ben nota “migrazione” dei coronei, avvenuta nel 1534, riportandola alla «verità effettuale e non all’immaginazione di essa».</p>
<p>Alla luce di numerosi documenti inediti, egli ricostruisce i fatti accaduti, indica le città e i casali del Regno di Napoli che ospitarono i fuggiaschi, riporta la cronistoria delle decisioni assunte da Carlo V e sottopone al vaglio critico il loro tentativo di accreditarsi una diversa provenienza sociale.</p>
<p><em>«[&#8230;] erano li Greci Coronei alli quali per la Maesta Cesarea [&#8230;] in ricompensa de loro beni persi, et per havere abbandonata la patria in servitio della Maesta sua quando fu presa da Turchi era statto ordinato proveder d’alcuni intartenimenti, seu provisioni conform’à loro qualità».</em></p>
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		<item>
		<title>Stregatura Mentalità religiosa e stregoneria nel Mezzogiorno di antico regime</title>
		<link>https://www.besamucieditore.it/libro/stregatura-mentalita-religiosa-e-stregoneria-nel-mezzogiorno-di-antico-regime/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[annalisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2022 02:07:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il soprannaturale è il tema di fondo di Stregatura, che ci guida alla scoperta di una società diversa, dominata dal flagello della povertà e della malattia. Questo lavoro prende spunto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il soprannaturale è il tema di fondo di Stregatura, che ci guida alla scoperta di una società diversa,<br />
dominata dal flagello della povertà e della malattia. Questo lavoro prende spunto dall’analisi di una<br />
serie di documenti processuali conservati nell’archivio vescovile di Oria.<br />
La divinazione, la medicina popolare, gli incantesimi, le preghiere e i filtri d’amore caratterizzano<br />
l’universo magico femminile: si crede nella loro efficacia perché si tratta di un aiuto altro nei<br />
periodi di crisi esistenziale, ma allo stesso tempo questo è lo spazio elettivo del demonio.<br />
Nonostante la “caccia alle streghe”, attraverso cui si è voluto distruggere il pensiero, la libertà, il<br />
desiderio e l’appartenenza a se stessi, il soprannaturale sopravvive perché confinato nella<br />
dimensione dell’immaginario, universo che non potrà mai essere sottratto all’uomo.</p>
<p>In copertina: immagine di Domenico Ucciobiondi.</p>
<p>MARIA ANTONIETTA EPIFANI<br />
diplomata in pianoforte, ha una laurea in Musicologia a Bologna e in Filosofia a Lecce. Si dedica<br />
alla ricerca etno-musicologica, al mondo femminile e alle sue problematiche, al corpo e al cibo,<br />
all’astrologia medica.<br />
Ha insegnato Storia della musica e Pianoforte presso il Liceo musicale “Giustino Durano” di<br />
Brindisi, contribuendo alla nascita di questa istituzione scolastica musicale. Ha al suo attivo vari<br />
progetti, tra cui la collaborazione con le iniziative di Treccani.it.<br />
Per Besa ha curato, insieme a Debora de Fazio, il volume Le mute infernali. Dante e le donne<br />
(2021).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Diario del capitano Vito Menegazzi. Albania 1943-1945</title>
		<link>https://www.besamucieditore.it/libro/diario-del-capitano-vito-menegazzi-albania-1943-1945/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[annalisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 04:35:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Settembre 1943. Traditi dal generale Dalmazzo che consegna senza combattere tutte le divisioni della IX Armata ai tedeschi, decine di migliaia di soldati italiani da ogni parte dell’Albania si incamminano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Settembre 1943. Traditi dal generale Dalmazzo che consegna senza combattere tutte le divisioni<br />
della IX Armata ai tedeschi, decine di migliaia di soldati italiani da ogni parte dell’Albania si<br />
incamminano scortati da poche decine di tedeschi verso le stazioni ferroviarie bulgare per essere<br />
avviati agli innumerevoli lager d’Europa. Le divisioni Perugia e Firenze, disobbedendo all’ordine di<br />
consegnare le armi, si dirigono verso il mare nella speranza di un imbarco verso l’Italia, ma solo la<br />
Firenze, giunta a Kruja, vicino a Tirana, affronterà i tedeschi e poi sconfitta si frazionerà per<br />
organizzarsi nella guerriglia accanto ai partigiani albanesi.<br />
Il capitano Vito Menegazzi è uno dei militari che muovono da Dibra con la Firenze. La batteria di<br />
artiglieria che comanda, la VI, viene aggregata alla leggendaria I Brigata albanese del comandante<br />
Mehmet Shehu, entrando essa stessa nell’epos della leggenda.<br />
Va letto, il diario, sullo sfondo di un orizzonte che vedeva la morte per fame o congelamento lungo i<br />
sentieri dei dispersi in solitudine, i cui cadaveri denudati venivano spesso trovati da formazioni di<br />
passaggio. Vi appaiono a tratti, ugualmente stanchi, soldati e ufficiali incontrati e trascinati via dal<br />
caotico correre di rastrellamenti, offensive tedesche, bufere, incendi, cannonate&#8230; Vi appaiono<br />
silenziosi i muli, sempre presenti, costantemente nominati, essenziali all’esistenza degli uomini,<br />
falciati e senza medaglie, e il cane Alì, cui si promette l’Italia dove non arriva mai&#8230;</p>
<p>VITO MENEGAZZI (Trieste 1908 – Venezia 1989), laureatosi in Economia e commercio all’Università<br />
di Trieste, lavora per la Società di Navigazione Adriatica Finmare. Nel 1940 viene trasferito a Venezia<br />
dalla stessa Società di cui diventerà nel dopoguerra Direttore amministrativo-finanziario.</p>
<p>LIA TOSI, studiosa di lingua e letteratura russa (ha curato l’antologia di scritti di Osip Mandel’štam, Il<br />
programma del pane. Come lievita la poesia, 2021), è autrice di romanzi e racconti.<br />
Sulla storia degli italiani nella resistenza in Albania ha scritto Il tenente T e il dottor K (2019) e ha<br />
curato i volumi Caro nemico. Soldati pistoiesi e toscani nella Resistenza in Albania e Montenegro,<br />
1943-1945 (2018) e Se fossi inchiostro. 1945. Dall’Italia all’Albania lettere ai soldati redivivi (2020).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ciao Shqipëria! Il secolo dei media nei rapporti culturali italo-albanesi</title>
		<link>https://www.besamucieditore.it/libro/ciao-shqiperia-il-secolo-dei-media-nei-rapporti-culturali-italo-albanesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[annalisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Dec 2021 11:02:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo lavoro di ricerca si propone come una lunga cronistoria che interseca aspetti storici, culturali e educativi che riguardano i rapporti fra Italia e Albania nel campo dei media. L’autore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo lavoro di ricerca si propone come una lunga cronistoria che interseca aspetti storici,<br />
culturali e educativi che riguardano i rapporti fra Italia e Albania nel campo dei media. L’autore approfondisce, in particolare, tutte le fasi che hanno portato l’Italia a diventare il partner<br />
maggiormente presente in Albania, influenzandone lo sviluppo nel settore dell’informazione.<br />
Dalla diffusione, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, dei primi giornali in lingua<br />
italiana nell’area illirica, si passa poi ad analizzare il crescente interesse da parte dei cittadini<br />
albanesi riguardo il medium radiofonico, giunto oltre Adriatico grazie alle frequenze di Radio Bari<br />
e che si rafforza fino a diventare nel 1938, con le trasmissioni di propaganda fascista, uno<br />
strumento fondamentale durante l’occupazione. Non manca un focus sul cinema, che sotto il<br />
regime di Enver Hoxha riveste un ruolo decisamente propagandistico, e una vasta e approfondita<br />
riflessione sullo sviluppo della televisione, dai suoi timidi esordi negli anni Sessanta fino alla<br />
proliferazione delle emittenti private nel periodo post-comunista.</p>
<p>Prefazione di Gabriele Balbi</p>
<p>VITO SARACINO è un ricercatore della Fondazione Gramsci di Puglia e Phd Europaeus in Cultura, Educazione, Comunicazione presso le Università di Roma Tre e Foggia. Per Besa ha curato, insieme ad Antonella Fiorio, il volume Così lontani, così vicini. La prossimità italo-albanese dalle<br />
origini del secolo breve alla Resistenza (2020).</p>
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		<title>L’insediamento albanese di Pianiano</title>
		<link>https://www.besamucieditore.it/libro/linsediamento-albanese-di-pianiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[annalisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2021 05:56:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo saggio racconta la vicenda di quarantadue famiglie albanesi cattoliche di rito latino che, fuggite per motivi religiosi da Bria, un paese del vilajet di Scutari, furono accolte nel 1756 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo saggio racconta la vicenda di quarantadue famiglie albanesi cattoliche di rito latino che,<br />
fuggite per motivi religiosi da Bria, un paese del vilajet di Scutari, furono accolte nel 1756 nello Stato<br />
pontificio nel disabitato paese di Pianiano.<br />
Papa Benedetto XIV concesse loro case e terreni in enfiteusi perpetua affinché potessero provvedere<br />
al sostentamento e fossero in grado di pagare le imposte. L’insediamento in un territorio flagellato<br />
dalla malaria fu difficile e si stabilizzò soltanto dopo un lungo contenzioso con la Camera Apostolica,<br />
che si concluse nel 1770 con la riassegnazione dei terreni.<br />
A causa di una truffa ordita ai loro danni, però, gli albanesi furono condannati da un tribunale a<br />
pagare un debito inesistente: privi dei propri beni, dopo il 1803 abbandonarono Pianiano per cercare<br />
fortuna nei paesi vicini.</p>
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