Descrizione
In questo suo lavoro, Georges Lapassade pone un nuovo problema in ciò che concerne la
fenomenologia scritturale del raccontare e del raccontarsi, dal momento che un conto è la
reificazione di oggetti gnoseologici, altro è la rappresentazione di sé medesimi, messi a nudo
davanti a occhi non si sa fino a che punto maliziosi o disincantati. È attraverso il presente che
Lapassade ci racconta il passato, ma lo racconta a sé stesso, per capirci qualcosa di quel che è
stato, di come è stato, di cosa gli è capitato. Per prendere coscienza di sé e degli altri. Una sorta
di autoanalisi scrittoria che cerca di assemblare i frammenti mnemonici di tutta una vita, una
sorta di recupero analitico che i suoi venticinque anni di analisi non gli hanno concesso.
Georges Lapassade (1924-2008), filosofo e sociologo, nei suoi percorsi di ricerca si è interessato di
psicoanalisi e biologia (ha lavorato con Georges Canguilhem). Ha partecipato alla redazione della rivista
“Argomenti” diretta da Edgar Morin e Kostas Axelos. È stato il padre fondatore in Francia
dell’etnometodologia e il primo sociologo ad aver lavorato sul rap. Fra le sue opere, per Besa sono già
usciti Derdeba (2009), Gente dell’ombra (2015) e La scoperta della dissociazione (2017).
Georges Lapassade (1924-2008), filosofo e sociologo, nei suoi percorsi di ricerca si è interessato di psicoanalisi e biologia (ha lavorato con Georges Canguilhem). Ha partecipato attivamente alla redazione della rivista “Argomenti” diretta da Edgar Morin e Kostas Axelos. È stato il padre fondatore in Francia della etnometodologia. È il primo sociologo ad aver lavorato sul rap.

